lunedì, 21 agosto 2006

Da Il Corriere Della Sera del 20 agosto 2006

 

Fidanzati poco prestanti "rovinati" dalla mail

Le donne si stavano rivelando le reciproche insoddisfazioni ma una ha inviato per errore il messaggio a tutti i dipendenti


BERLINO - Hanno pigiato il tasto sbagliato del computer e la loro mail ha raccontato a mezza Germania la loro vita privata. Due impiegate tedesche si lamentavano reciprocamente della scarsa prestanza sessuale dei rispettivi partner, ma senza volerlo hanno inviato i dettagli a migliaia di persone, dopo che una di loro ha premuto il tasto sbagliato. Lo ha raccontato il quotidiano Bild. «Tutti ci osservano e mormorano alle nostre spalle», ha detto Anica G., di 21 anni, dipendente dell'Ufficio federale del lavoro, alla Bild.
LA MAIL DIFFUSA TUTTI I DIPENDENTI - Le email tra Anica e la collega Christina S., con i particolari di come hanno cercato di risvegliare l'attenzione dei loro partner, sono state inviate per sbaglio agli altri colleghi del loro dipartimento. Qualcuno le ha però girate alle migliaia di dipendenti dell'Ufficio del lavoro e delle altre agenzie governative, alimentando una serie di inoltri in tutta la Germania. Anica ha detto al quotidiano che lei e la collega non hanno infranto nessuna regola, perché le email sono state scritte durante le pause.


20 agosto 2006

 

Morale della favola: controllare almeno 100 volte i destinatari di un'email :-)

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lunedì, 21 agosto 2006

Da Il Corriere Della Sera del 21 agosto 2006

Dai «file» alle note: la guerra degli accordi

Nel mirino i siti che pubblicano le «partiture» anche se non sono copie degli originali ma trascritti in proprio dall'ascolto del brano

NEW YORK – Per l'industria musicale l'avvento di Internet è stato una disgrazia, e, per chi credeva che questo nuovo straordinario mezzo di comunicazione rappresentasse un motore per la creatività e la condivisione del sapere, l'industria musicale è stata una disgrazia. Terminato il quinquennio di lotte tra la Riaa e i vari siti più o meno legali di file-sharing (da Napster a Kazaa fino al recente caso Grokster) si apre un nuovo fronte del dibattito tra musica e web, farcito purtroppo ancora una volta da cause legali e condanne. Nel mirino ci sono questa volta i siti che pubblicano le tablature per chitarra (e, meno di frequente, per piano e basso), ovvero gli accordi armonici dei brani più celebri.

OSCURATI - La Music Publishers' Association (Mpa) e la National Music Publishers' Association (Nmpa) hanno chiesto per vie legali e ottenuto la chiusura di alcuni siti e la rimozione di alcune tablature. Mna e Nmna hanno inviato a diversi siti – tra i più celebri Guitartab.com, Olga.net, Myguitartabs.com – lettere di diffida che invitano i suddetti siti a rimuovere volontariamente il materiale protetto da copyright per evitare cause legali. Guitartab riporta la lettera che ha ricevuto dallo studio legale Moses & Singer di New York e comunica ai suoi utenti che, benché si reputi innocente, toglie da questo momento i materiali sotto accusa almeno fino a che non deciderà come reagire. Olga.net ha addirittura chiuso temporaneamente l'accesso al database, rinviando gli appassionati ai forum e ai newsgroup che fanno scambio di partiture. Il mercato interessato da questa notizia non è molto grande in realtà. Non siamo di fronte alle cifre della vendita dei cd: negli anni '90 i brani di maggior successo vendevano milioni di copie in cd e solo 25mila spartiti. Oggi però il numero di spartiti venduti si è ridotto drasticamente (secondo le associazioni i best seller raggiungono a stento quota 5mila). Dai profitti della vendita degli spartiti una piccola parte va ai musicisti, una parte più grande agli editori.

CASO CONTROVERSO – Tecnicamente la questione dal punto di vista legale è assai discutibile: gli accordi, ovvero la struttura armonica dei brani, fanno parte degli spartiti musicali e a rigor di legge gli spartiti sono protetti dalle leggi sul copyright. Sebbene gli accordi non costituiscano lo spartito integrale, spesso rappresentano, soprattutto per la musica pop-rock, la parte più riconoscibile di un brano. Discorso che non vale per musiche più complesse: la Quinta di Beethoven è un susseguirsi di toniche e dominanti, ma se si suonano solo gli accordi se ne perdono le caratteristiche peculiari. Nel caso in cui gli accordi vengano copiati dagli spartiti originali ci si trova di fronte a una infrazione delle leggi sul diritto d'autore, ma se sono frutto dell'abilità dell'orecchio dei chitarristi ovvero se sono ricostruiti ascoltando il brano e senza leggere lo spartito – e quindi con il rischio che le tablature non siano corrette – i termini della disputa cambiano. Non per i rappresentanti della Mpa e della Nmpa, che ritengono il processo di riscrittura a orecchio una sorta di opera derivata dall'originale; ovvero un caso di violazione contemplata e condannata dalle leggi vigenti. Insomma la conoscenza è non solo potere ma anche ricchezza, bene commerciale e come tale, secondo le idee dell'industria musicale, va protetto. Sempre meno spazio resta per chi concepisce la conoscenza e la sua diffusione un bene di utilità (e di piacere) pubblico. Purtroppo l'alto costo di una causa legale sconsiglia i siti interessati a procedere fino a una sentenza del giudice, così probabilmente questo interessante caso di diritto verrà messo sotto silenzio dalla disparità tra le forze legali in campo.


Gabriele De Palma

21 agosto 2006

 

Ecco quindi un'altra genialata da parte della lobby delle major, che ormai non sanno più come spillare soldi. Se si va avanti di questo passo, fareste bene, lettori e lettrici, a scaricare quanti più testi musicali potete (mi riferisco  alle "parole"): ancora un po' e si attaccheranno pure a siti come Testimania.com


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lunedì, 21 agosto 2006

Da Il Corriere Della Sera del 21 agosto 2006

Svezia: un film porno sugli schermi del tg

Scene hard in un monitor alle spalle del conduttore mentre legge il tg della rete di Stato. «Era sintonizzato su una tv sportiva...»
STOCCOLMA - È stato un week-end piuttosto agitato quello vissuto negli studi televisivi della Svt. Colpa di uno scivolone che ha messo in imbarazzo la rete di stato svedese.

È mezzanotte di domenica quando il mezzobusto Peter Dahlgren legge le news del tg notturno. Tutto normale. L'occhio del telespettatore è però incuriosito da un monitor piazzato alle spalle del giornalista. Lì, sul quel "muro" che da anni ha fatto la sua comparsa anche nei telegiornali italiani, scorrono immagini vietate ai minori, quelle di un film hard che per un evidente sbaglio finisce in onda.

«La rete sintonizzata era quella di un canale via cavo che trasmette sport» si giustifica ora il direttore delle notizie Per Yng. Peccato che il palinsesto nel corso della notte si sia fatto più spinto passando dallo sport ai programma porno. Con buona pace della regia di Svt che non se ne è minimamente accorta. «Si è trattato di un episodio imbarazzante e sfortunato, ma non capiterà più», assicura Yng.

IL PRECEDENTE - Il disguido scandinavo non è un inedito assoluto nel panorama televisivo. Anche in Italia avvenne qualcosa di simile. Un filmato hard sbucò durante il Tg di Canale 5 nel febbraio 2000. Quella volta capitò in prima serata.
21 agosto 2006
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domenica, 06 agosto 2006

Alla fine è accaduto, ben in anticipo rispetto alle previsioni: c’è già la prima intesa “bipartisan” tra i due poli.

Ovviamente non poteva non trattarsi di uno dei provvedimenti più scellerati in materia giudiziaria, degna del nome del Ministro (in)competente, Carlo Verdon…. ehm, cioè, volevo dire… Clemente Mastella (scusate, ma guardandolo quando parla, con quegli occhi strabuzzati, mi viene sempre in mente il nipote mammone appresso alla Sora Lella nel film Bianco, Rosso e Verdone), il quale sostiene che l'ultimo atto di clemenza fu nel 1990 e quindi «sono passati tanti anni» (quasi come se ogni tot imprecisato di anni se ne dovesse fare uno) e sottolinea inoltre che «questo non significa essere vicino ai trasgressivi a quelli che devono essere condannati per alcune pene da espiare». «A differenza di quello che scrivono i giornali nessun serial killer esce per via di questo indulto» ha detto poi il ministro. E ha citato alcuni casi: Erika De Nardo, per esempio, «uscirà nel 2013 anziché nel 2016, mentre Pietro Maso, lascerà il carcere nel 2015 anziché nel 2018». All'inizio della lista c'è anche il nome di Cesare Previti, la cui pena terminerà nel 2009, anziché nel 2012. Forse i serial killer non usciranno oggi, ma usciranno prima dato che non sono esentati da questo indulto (come vedremo tra poco).

Tempo zero e già l’indulto odierno si è nei fatti rivelato in tutta la sua pericolosità sociale. Basta dare un rapido sguardo alla brevissima norma per rendersi conto che lo sconto di pena di 3 anni (e/o 10.000 euro) si applica a tutti, a parte terrorismo, sovversione, riduzione in schiavitù, associazioni di tipo mafioso, reati di stampo pedofilo e violenza sessuale in genere.

Per l’”onorevole” Calderoli (a cui, dopo lo scandalo della maglietta, avrebbero dovuto togliere di legge il diritto di parola), questi «sono i risultati della politica di questa maggioranza e di chi ha voluto votare l'indulto»; e continua: «Adesso apparirà chiaro a tutti che il governo Prodi vuole solo far entrare i clandestini e far uscire i criminali. Con questo governo - conclude Calderoli - avremo più immigrati, più delinquenti e più tasse per tutti...». Da bravo politico, Calderoli ha la memoria corta, anzi, cortissima. Già si è dimenticato che l’indulto e l’”indultino” erano tantissimo voluti dalla Casa delle Impunità quand’era al governo, epoca della famosa visita di Giovanni Paolo II, che ricevette grossi applausi dal Parlamento tutto alla sua richiesta “di un gesto di clemenza”. Gli Udicini e i Forzitalioti, i più pregiudicati, non aspettavano altro e, facendo leva sulla persona del Pontefice e sui pietismi della Sinistra, stavano mettendo in moto la macchina legislativa per attuare la “clemenza”. Poi ci fu un nulla di fatto anche per assenze di numero legale dovute alla stessa maggioranza di allora. Sarebbe un’offesa all’umana intelligenza non mettere tra le motivazioni di quelle strane (e mai chiarite) assenze ragioni di opportunità politica perché se la CdL, allora al governo, varava il provvedimento, un bel “patatrack” (dalle incerte conseguenze) con AN e Lega (storicamente contrari agli “sconti”, eccezion fatta per ricconi e colletti bianchi) ci sarebbe stato.

Che in Italia ci sia un’emergenza carceraria non si mette in dubbio. Le carceri sono poche e affollate. Il problema è sempre il solito: i soldi. Non ce ne sono per le spese di cancelleria dei tribunali, per la manutenzione delle auto della Polizia, addirittura per il carburante. Figuriamoci tirar fuori centinaia di migliaia di euro per fare un paio di nuove carceri e assumere organico (già oggi insufficiente) che le gestisca. Allora si preferisce ogni tanto usare la “valvola indulto” nella speranza che i liberati facciano i bravi e che i costi sociali causati dai nuovi reati commessi dai recidivi (e dalle spese necessarie per la loro ri-cattura) non superino quelli che sarebbero scaturiti dalla costruzione di un nuovo carcere.

Altra questione spinosa è l’inserimento occupazionale di migliaia di persone che si ritrovano sul mercato del lavoro in un sol botto. Solo in questi ultimi giorni si è presa in considerazione la cosa, mentre gli ex detenuti si riversano nelle piazze a chieder lavoro.

In base poi al mio scorso post sul libro “Onorevoli Wanted” non è difficile immaginare che i primi a cui fanno comodo sconti sono i Parlamentari stessi (ricordiamoci che ben uno su dieci di loro ha avuto a che fare con la Giustizia) e che, grazie agli amici e agli amici degli amici, sono arrivati i voti necessari alla maggioranza qualificata per questo tipo di provvedimento.


Qualche parere interessante al riguardo:

Marco Travaglio

Elisabetta Rubini

Barbara Spinelli


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venerdì, 14 luglio 2006

Così come verso l'inizio di questo blog c'erano i CD della settmana, oggi metto i libri della settimana. Today mi gira così.

 

In questi giorni è uscito per i tipi di Editori Riuniti il nuovo libro della vincente accoppiata Marco Travaglio & Peter Gomez (che già ci avevano allietato, tra gli altri, con i bellissimi Regime, Inciucio e Le Mille Balle Blu, tutti e tre pubblicati presso BUR): Onorevoli Wanted. E' una rassegna di ben 700 e fischia pagine sui precedenti giudiziari dei singoli Parlamentari in carica, siano essi destrici o sinistrici. Riporto il paragrafo finale della spettacolare quarta di copertina: Su 900 e rotti parlamentari, i «diversamente onesti» accertati o sospettati sono una novantina. Uno su dieci. Una percentuale di devianza criminale che non si riscontra nemmeno nelle più disagiate periferie metropolitane . Chi avvistasse un poliziotto di quartiere, è pregato di condurlo al più presto alla Camera e al Senato. Il libro ospita una prefazione di Beppe Grillo, da molto tempo impegnato con la sua iniziativa "Parlamento Pulito". 

 

(726 pagine, 18 euro).

 

 


 

 

Altro libro che ho preso di recente (anche se è un po' più vecchiotto) riguarda proprio uno degli avvenimenti riportati in questo blog e cioè l'esclusione ad hoc del magistrato Gian Carlo Caselli dal concorso per la carica di Procuratore Nazionale Antimafia. Il tempo di carburare la rabbia e di stendere due righe e il nostro beniamino ci sforna di suo pugno Un Magistrato Fuori Legge, pubblicato presso l'editore Melampo. Il Procuratore Generale Torinese ci narra tutta la vergognosa vicenda che gli è accaduta dove, al culmine, sta una vera e propria legge contra personam che lo ha escluso dalla selezione per Procuratore Nazionale Antimafia. Un Procuratore che sarebbe stato scomodo per molti, forse troppi... 

 

(104 pagine, 10 euro)

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categoria:politica, libri, antimafia, caselli, travaglio, gomez, onorevoli
lunedì, 22 maggio 2006
Da diversi anni il calcio nostrano ci ha abituati ad appuntamenti annuali di “marcitudine” sempre peggiore con precisissima cadenza da orologio svizzero: ad ogni inizio stagione e ad ogni fine stagione capita sempre qualcosa di losco. A inizio stagione la schifezza di turno è sempre la stessa: non ci si riesce ad accordare sui diritti TV e allora, causa scioperi (o, meglio, serrate visto che stiamo parlando di squadre) e altre diavolerie, la prima giornata di campionato slitta sempre più avanti e tutto il calendario pianificato viene sconvolto. A fine stagione invece ci sono gli spettacoli peggiori (che talvolta si protraggono anche per tutta l’estate), variabili di anno in anno: scommesse private tra giocatori con conseguenti “ritocchi” nelle partite da essi stessi giocate così da far riuscire la scommessa, bilanci truccati e/o false fideiussioni che scatenano una lunghissima catena di ricorsi e controricorsi giudiziari presentati in ogni giurisdizione (visto che forse ancora oggi non si sa bene quale giurisdizione sia competente per dirimere schifezze delle società sportive che rasentano i limiti dell’umana immaginazione, compresa quella del legislatore) e così via.
 
Ora si sta assistendo al meglio del peggio: il presunto strapotere della Juve che avrebbe determinato l’andamento di interi campionati nonché l’assetto della Nazionale di Calcio in modo continuativo. Io ho sempre personalmente odiato Luciano Moggi: ha un modo di fare saccente e arrogante che mi ha sempre dato sui nervi con quel suo modo di parlare lento, strascicato e grave da tipico genio del male (a cui però si vorrebbe dare un pugno ispirati non tanto da ragioni razionali, ma da qualche forza ancestrale che ci dice che è giusto farlo). Dato il suo modo di fare in pubblico, non mi stupirebbe affatto che le accuse mosse a lui e ad altri membri della dimissionaria amministrazione juventina siano vere. Forse assistiamo ad un “colpo di coda” della giustizia vera (intesa come valore autentico), che forse vuole recuperare a quel madornale errore di condannare solo il medico sociale della Juve per lo scandalo del doping di qualche tempo fa, statuendo indirettamente il principio che in quella squadra i giocatori venivano dopati dal medico per suo vezzo e non per interesse dei vertici a vincere.
 
Juve o non Juve, non è possibile che ogni santo anno in Italia succedano scandali calcistici sempre peggiori. Ogni anno i dirigenti delle squadre dicono: “dobbiamo dotarci di un codice etico”, ma ogni anno succedono cose sempre peggiori e tutto questo nonostante il fatto che - a parte principi etici tanto belli quanto inascoltati - gli amministratori da anni non dimostrano il benché minimo timore per le pesanti sanzioni già previste dalle leggi: insomma, essere retrocessi a tavolino non credo sia cosa da poco. Eppure tutti se fregano. E i tifosi s’incazzano (e hanno ragione).
 
Moggi si difende dicendo il 14 maggio che “altri sono i poteri forti. Quelli che controllano il mercato dei diritti tv, dal quale - dice Moggi - arriva il 90 per cento degli introiti per le società calcistiche”. Ecco, quindi, che a capo di questo discorso la Juve diventa la società che nell'universo calcio non è la padrona ma anzi è costretta a difendersi, e quindi “se qualcosa è stato fatto, è stato per difendersi”. Qui o Moggi vuole dire che i poteri forti sono le TV in quanto tali, il che è ridicolo (dato che è la squadra a contrattare con le TV  in regime di libero mercato), oppure, come io penso, che i poteri forti siano quelli della squadra dei conflitti d’interessi per eccellenza (perché di proprietà del Gran Maestro dei conflitti di tal schiatta), cioè il Milan che in tantissime occasioni può essere, per comunanza di proprietario, venditrice e acquirente (Mediaset) di diritti. Però anche in questa versione il ragionamento non regge più di tanto: è un po’ forzato poter credere al fatto che uno controlla gli arbitri (anche chiudendoli negli spogliatoi) e le vicissitudini della Nazionale faccia tutto questo per difendersi da una sola squadra, quando invece potrebbe fare accordi collusivi con essa (che è altra ipotesi, a mio avviso più plausibile, che sta lentamente affiorando). Potrei comunque anche sbagliarmi e il sibillino (come suo solito) Moggi magari con “poteri forti” voleva dire altro.
 
Qui, come al solito, è lo Stato che deve intervenire, non come vorrebbero da anni certe squadre (Milan in testa, guarda caso) tramite prestiti a fondo perduto, ma, anzi, dando sonori calci nel sedere a tutto il “sistema calcio” italiano. Basta coi liberismi spinti che, con la scusa di autodeterminare economicamente ogni cosa, si propongono di essere la soluzione meno costosa e più efficiente ad ogni problema.
Lo Stato dovrà legiferare in modo che gli introiti delle squadre vengano solo dai ricavi dei biglietti, dai diritti TV e dagli sponsor. Guai però a lasciar mano libera su “cosa” e “quanto” guadagnare dato che altrimenti tutto ciò non servirebbe a niente. Lo Stato dovrà fissare tabelle precise sulle tariffe (imposte e non libere) dei biglietti e dei diritti TV in funzione della posizione della squadra di turno in categoria e posizione all’interno di essa; per gli sponsor sempre lo Stato dovrà determinare cosa è sponsorizzabile e le varie tariffe. I controlli dovranno essere continui e le sanzioni pesanti. Le squadre dovranno sopravvivere solo con questi introiti. Il giocatore della Nazionale Italiana riceverà, oltre al rimborso spese ovviamente, un minimo stipendio e nulla più (niente premi speciali in danaro in caso di vittorie): giocare per la Patria dev’essere preso come un onore in quanto tale, non come mercimonio professionale.
 
Lo so, è vero, uno scenario del genere sembra quasi da regime sovietico d’altri tempi e potrebbe anche mettere in crisi la competitività dei club a livello internazionale (infatti i giocatori nel nuovo scenario dovranno esser pagati molto meno con meno probabilità di portarsi a casa i giocatori stranieri più forti e maggior frequenza di “fuga dei piedi” all’estero). Però o si fa così o sarà sempre peggio. Gli amministratori di tantissime squadre nostrane, blasonate e non, han fatto di tutto per voler essere trattati come bambini; e allora così sia.
Prima o poi toccherà anche alla nostra classe politica (di cui il nostro calcio malato è specchio in ambito sportivo).


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categoria:calcio, milan, juventus, scommesse, arbitri, moggi
lunedì, 01 maggio 2006

Oggi ho notato dichiarazioni a dir poco curiose, proprie di un'elite politica lungi dal voler mostrare un minimo d'umiltà e che continua il suo cammino di autoreferenzialiltà coatta.

Come tutti sappiamo, in data odierna sono stati fischiati dalla folla sia il Ministro uscente Letizia Moratti (candidata sindaco per la Casa delle Libertà) a Milano sia il Ministro (altrettanto uscente, per fortuna) Rocco Buttiglione a Torino (dove anche lui è candidato sindaco, sempre per CdL).

Oltre alle solite indignazioni perpetrate dalla Casa delle Libertà (che da sempre si lamenta su tutto), è arrivata anche puntuale la solidarietà dell'Unione, che dice che "certe cose sono riprovevoli e non si fanno".

Ecco, siamo alle solite: i Berluscones piangono e la crocerossina Unione arriva a lenire le (altrui) ferite.

Ma che razza di discorso è: "certe cose non si fanno"? Detto da tutta l'Unione poi... Forse c'è chi si scorda che il POPOLO E' SOVRANO e può fischiare chi più gli aggrada (anzi, meglio dire: chi più detesta). Non è scritto da nessuna parte che il popolo deve approvare per forza il politico di turno e, anzi, fischiarlo è un sacrosanto diritto liberamente esercitabile. Quando si entra in politica bisogna mettere sempre in conto che nella vita si possono ricevere sia lodi sia contestazioni: non è diritto del politico ricevere SOLO applausi (anche se c'è in giro uno che si è autoproclamato "Napoleone" o "Gesù Cristo della politica" che è convinto da sempre che invece siano dovuti solo applausi e neanche a tutti i politici in quanto tali, ma a lui solo).

Discorso a parte lo merita Buttiglione. Ma l'avete visto Buttiglione? Faccia da pesce lesso, occhi stralunati e parlantina da rincoglionito appena uscito da una sbornia. Ma come fai a non fischiarlo uno così? Secondo me pure i suoi alleati ridacchiano a mezza bocca quando passa. E' umanamente impossibile non farlo. Chiamparino non è che mi abbia mai detto granché ma candidare Buttiglione è come servire Torino su un piatto d'argento all'Unione (e ben venga...). La CdL uno più furbo non ce l'aveva? C'è per esempio Ghiglia di AN che saranno più di 10 anni che lo vedo bello agguerrito nelle tribune elettorali torinesi (sin dai tempi di Castellani è l'esponente di maggiore spicco dell'opposizione in Comune) e gli si fa passare davanti Buttiglione, lo scemo del villaggio, torinese d'"adozione" oltretutto? Quando poi apre bocca è finita: già è stato bocciato come candidato commissario europeo per le sue posizioni troppo intransigenti  nei confronti di omosessuali, copie di fatto e non-laicità dello Stato. Facile immaginarsi, se venisse mai eletto, che fine farebbero il Turin International Gay & Lesbian Film Festival (la cui edizione 2006 si è conclusa da poco), una delle maggiori rassegne cinematografiche su temi di omosessualità al mondo, oppure i numeri telefonici di supporto, promossi dal Comune, per coloro che vengono discriminati/e (dalla famiglia, dagli amici o sul posto di lavoro) perché gay, lesbiche o transgender. Tutte le personalità di centrodestra più furbe e più torinesi sono state scalzate dall'ultimo fesso arrivato (da fuori): Buttiglione. Quello che non vuole più nessuno, che non si sa più dove mettere, lo si candida a Torino col pretesto di essere "torinese d'adozione". Per cosa poi? Per aver studiato Giurisprudenza nella nostra città. Cioè: uno che nasce a Gallipoli e se ne viene qui a Torino solo qualche anno a studiare all'università (come fanno un mucchio di persone, che non per questo diventano torinesi) per poi andarsene subito a Roma per il resto della vita sarebbe un torinese di adozione? Ma che razza di pretesti sono questi per affibbiare un indesiderato? Ma che siamo? Una pattumiera? Lo sbolognino a qualcun'altro quel deficiente! E meno male che dovevamo aver acquisito più rispetto e prestigio dopo le Olimpiadi! Oppure che si ritiri dalla politica quel fesso, ché sinceramente non ho mai capito come sia riuscito ad entrarci.

Eh, ma la Festa del lavoro è di tutti, di destra e di sinistra.... CAZZATE!!! (almeno per ciò che concerne la presenza di certe personalità politiche alle manifestazioni).

Me lo ricordo bene quando tutta la CdL, come un sol uomo, appoggiava sempre il premier uscente nel dire che gli Italiani hanno troppe festività che mettono a rischio la competitività (la parola chiave del secolo) del Paese. Questo è il tipo di affermazioni che vegono fatte quando è ora di presentare i conti periodici sull'andamento dell'economia e quindi, davanti a risultati fallimentari, in questi 5 anni ci si è sempre appesi, come scuse, ad un ponte di troppo o ad una Pasqua anticipata. Però quando l'ora delle feste arriva (anche quelle più "partigiane" e meno "repubblichine"), la CdL non perde mai occasione per dire "anch'io, anch'io". Poi si lamentano che vengono fischiati: prima dicono che di feste ce ne son troppe, ma poi non se ne lasciano scappare neanche una. Poi in questi 5 anni, sul lato dei temi "lavorativi", hanno solo saputo esasperare la gente con precarizzazione massiccia del mercato del lavoro e totale insensibilità alle parole dei sindacati, tacciando qualsiasi voce "contro" di eversività e anti-italianità. Poi si lamentano se la gente li fischia. Ma che tornino a casa, va', che è meglio...

Alla fine l'unico che ha avuto un po' di palle nell'Unione è stato l'altro candidato sindaco a Milano, Ferrante, che apertamente ieri aveva detto che la presenza della Moratti alla manifestazione di oggi era inopportuna; e aveva ragione.

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categoria:politica, milano, lavoro, torino, moratti, berlusconi, buttiglione, ferrante
lunedì, 09 gennaio 2006

Da Il Manifesto del 7 gennaio 2006

Reggio Calabria, gli eterni precari alle Poste
In scadenza l'ennesimo contratto di 42 interinali. Ormai in azienda da quasi 5 anni


ANTONIO SCIOTTO


Appesi come un pacco al capriccio delle Poste Italiane: non stiamo parlando della corrispondenza natalizia ancora inevasa (si spera poca, anche se c'è stata più di una protesta), ma di 42 persone, lavoratori «somministrati» (come un medicinale) al call center delle Poste di Reggio Calabria. Lavorano in affitto ormai da 4 anni e mezzo, con proroghe continue ed estenuanti, riuscendo a conoscere qualcosa del loro destino solo l'ultimo giorno, quello della scadenza del contratto. Quest'anno la data fatidica è il 13 gennaio: il timbro della fortuna li segnerà ancora una volta o verranno cestinati, rinviati al mittente come una lettera scritta male? Un'assunzione che in alcuni casi è proprio un «pacco»: basti pensare che accanto agli operatori precari, ce ne sono un'altra ottentina a tempo indeterminato. Ebbene: mentre i primi si dannano a produrre il più possibile, con l'ansia continua del non rinnovo, le Poste riconoscono il premio di produttività maturato dall'intero gruppo (i 42 «somministrati» più gli 80 fissi) solo ai dipendenti garantiti. Per non parlare delle ferie: i tempi indeterminati possono prendere tranquillamente 2 settimane di seguito in estate, mentre i precari si devono accontentare di una: «siete qui per sopperire alla mancanza di personale», è la risposta che viene dal management per metterli a tacere.

Ma siamo davvero a esigenze temporanee di personale? A picchi di produzione? Alle Poste si perpetua da anni uno dei peggiori abusi del contratto interinale, introdotto dal «pacchetto Treu» e peggiorato dalla legge 30 (che ne ha liberalizzato il ricorso, rendendolo praticamente prorogabile all'infinito): si usano strutturalmente dei lavoratori precari. Gli operatori più giovani hanno 26 o 28 anni, ma ormai la media è abbondantemente oltre i 30, con diverse persone tra i 35 e i 40. A che età avranno diritto a un posto fisso?

Oltretutto, il call center di Reggio Calabria è stato già altre volte al centro delle cronache, e oggetto di diverse interrogazioni parlamentari. Il rinnovo di contratto più caldo è stato quello dell'estate scorsa, quando due degli allora 40 operatori somministrati furono lasciati fuori. Per voi niente proroga. A dire il vero non furono le Poste a operare la «discriminazione», ma l'agenzia di lavoro interinale Ali, che ancora oggi gestisce parecchie pratiche di «affitto» di lavoratori.

Poste aveva dato mandato di rinnovo a tutti i 40 operatori allora in forze al call center, ma Ali aveva deciso di escludere «casualmente» proprio i due lavoratori più attivi in campo sindacale, Demetrio e Valentina, entrambi iscritti alla Cgil. Chiamati proprio all'ultimo giorno, come di consueto, per il responso sul loro futuro, i due avevano saputo che non c'era proroga, e che al loro posto erano state piazzate altre due persone. La giustificazione, senza fondamento: troppe malattie, troppe assenze. In realtà Valentina e Demetrio avevano organizzato il primo sciopero degli interinali calabresi, nel novembre 2004: un attivismo che evidentemente aveva dato fastidio.

Si mettono in moto, dunque, le interrogazioni parlamentari (si erano mossi già Sgobio, del Pdci, e Vendola, del Prc, per difendere 18 operatori non rinnovati precedentemente; adesso tocca a Russo Spena, Prc) e gli articoli sulla stampa. Poste Italiane capisce che la vicenda può rovinare la sua immagine, e fa subito riassumere Demetrio e Valentina, questa volta attraverso la Adecco. E non basta, perché a un'altra operatrice precaria, incinta, era stata negata la copertura dei giorni di maternità, garantita invece ai dipendenti postali. Insomma, care vecchie Poste Italiane, cosa ci porterà il 2006? Non è il tempo di stabilizzare operatori che utilizzate ininterrottamente da quasi 5 anni?

 

Quando mi recai all'agenzia di lavoro interinale per l'ennesimo contratto giornaliero da call-center, notai che sul foglio c'era qualcosa di diverso rispetto alle volte prima, la parola fatidica: "somministrazione". Per un anno l'avevo vista negli schemi di decreto legislativo che ci siamo studiati a Scienze Giuridiche e il momento cruciale era ora arrivato: dall'ovattata teoria del diritto la parolaccia si era ora calata nella dura realtà del lavoro. Nel Codice Civile il contratto di somministrazione esiste da tempo ormai immemore, ma si è sempre riferito a cose e non a persone. Solo con la c.d. "legge Biagi" vengono somministrate anche le "risorse umane" (altra definizione, seppur di creazione anteriore al 2003, che sembra indicare carne da macello). Su questi aspetti mi posso veder d'accordo con Papa Ratzinger che proprio oggi invita a piantarla con la "cosazione" dell'uomo (ripeto: limitatamente a questi aspetti, perché poi lui come al solito parte per la tangente e spara cavolate).

Tornando a noi, appena mi diedero in mano quel foglio, fu naturale per me dire: "Mi sento un po' supposta..."

 

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categoria:lavoro, sciopero, precariato, poste, liberismo, licenziamenti, call center, precari
lunedì, 09 gennaio 2006

Da Il Manifesto del 7 gennaio 2006

E a Sanaa si tortura, per conto dell'amministrazione Bush


Lo Yemen è uno degli stati che (assieme a Egitto, Giordania, Arabia saudita) collabora più attivamente alla cosiddetta «guerra al terrorismo» proclamata dell'amministrazione americana all'indomani degli attacchi dell'11 settembre 2001. I metodi utilizzati dalle autorità di Sanaa per dare man forte agli Stati uniti vengono però considerati «illegali» dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani. Poco più di un mese fa Amnesty international ha rivolto un appello al presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh, per chiedergli di fermare le «detenzioni illegali di cittadini yemeniti» promosse direttamente da Washington. L'accusa a Sanaa è quella di detenere a tempo indeterminato e senza processo alcuni «sospetti terroristi», di rientrare cioè a pieno titolo nella rete di stati a cui il governo Bush s'appoggia per interrogare - fuori dal territorio americano - persone catturate per conto degli Usa che negli States non potrebbero essere interrogati senza violare le leggi che proibiscono la tortura. Denunce di torture e sparizione di sospetti terroristi - soprattutto islamisti - sono frequenti nello Yemen. Attualmente secondo Amnesty ci sono almeno quattro persone detenute - per conto degli Usa - nello Yemen, senza alcuna garanzia democratica. Le autorità yemenite hanno risposto ad Amnesty che stanno aspettando da Washington istruzioni relative ai quattro, prima di decidere sul loro destino. Se gli Usa decideranno che possono essere scarcerati li libereremo, altrimenti resteranno in cella, hanno fatto sapere da Sanaa. Dietro le sbarre senza alcun diritto, come prevede la cosiddetta «guerra al terrorismo».

lunedì, 09 gennaio 2006

Dal Corriere della Sera dell'8 gennaio 2006

Lo scienziato svizzero: in famiglia l’ha provato solo mia moglie

Il padre dell'Lsd: «Tradito dagli hippie»

Albert Hofmann, 100 anni: ora più controlli sull’uso

NEW YORK - Era un tiepido lunedì d’aprile quando Albert Hofmann uscì dalla sua casa vicino a Baden per un giro in bici: poco prima di salire in sella, aveva assunto una piccola dose di una sostanza cui stava lavorando da qualche tempo. Il risultato fu «una pedalata fantastica, una giornata indimenticabile». Il dottor Hofmann si era fatto il primo «viaggio» a bordo della droga che avrebbe cambiato la storia culturale dei trent’anni seguenti: l’Lsd. Il ciclista Albert Hofmann mercoledì compie cento anni e nella sua Svizzera, ma anche in molti circoli medici americani, si preparano a celebrarlo degnamente, perché l’acido lisergico, prima di trasformarsi in simbolo d’evasione per un’intera generazione, fu soprattutto un eccellente rimedio psichiatrico.

A quasi 53 anni da quel lunedì, Hofmann ha avuto il tempo per analizzare le conseguenze della sua scoperta. E non si può dire che sia euforico. «Il modo in cui l’Lsd viene distribuito nel mondo è criminale. Già nel 1950 scrissi che si trattava di una sostanza molto potente, che avrebbe potuto servire a un ottimo scopo in medicina, se somministrato secondo rigidi criteri. Invece si è sempre cercato di spingerlo nel sottobosco delle sostanze illegali. Oggi avrebbe senso parificarlo alla morfina». Il professor Hofmann ce l’ha, tra gli altri, con i guru del movimento hippie che accusa di aver letteralmente «sequestrato» la sua creatura. E con uno di loro in particolare, lo piscologo di Harvard Thimothy Leary, che ha sempre considerato l’Lsd uno strumento indispensabile di crescita «spirituale». Lo stesso Hofmann, dopo il primo accidentale «viaggio», invitò lo scrittore tedesco Ernst Jünger, celebre per aver sperimentato la mescalina, per proporgli una dose in coppia: 0,05 grammi furono sufficienti per «il primo esperimento psichedelico della storia. Riuscì bene. Ne feci molti altri, per scopi di ricerca. Alcuni anche piuttosto brutti. Poi terminai il mio lavoro e con l’Lsd ho chiuso. Quello che è accaduto dopo non mi riguarda. Sono lieto del fatto che per tanti anni l’Lsd sia servito alla medicina». Quello a cui è servito dopo è scritto nei romanzi e nella storia del pop, più che nei tomi di medicina. L’Lsd, legale negli Usa fino al 1967, ebbe un buon numero di sostenitori.

Un successo nato a San Francisco, grazie al predicatore Al Hubbard, che ne distribuiva quantità industriali nel suo circolo di artisti, e ai festini di Ken Kesey (l’autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo ), a cui partecipavano rockstar come Jefferson Airplane e Grateful Dead. Ma l’Lsd fu soprattutto la droga della Beat generation: William Borroughs e John Kerouac hanno reso Lsd, pejote e benzedrina gli elementi leggendari di un’epoca. L’uso di acido lisergico diminuì drasticamente negli anni ’70 grazie ad una dura campagna repressiva della Cia. Una decina di anni fa, nelle grandi città americane, l’Lsd era riapparso, alla stregua di certi pantaloni vintage ; ma la gamma di droghe sintetiche oggi disponibili lo rende un prodotto fuori dal mercato. Hoffman, che vive in Svizzera con la moglie («oltre a me, l’unica in tutta la famiglia che ha avuto la voglia di provare un viaggio»), otto nipoti e sei pronipoti, dice di non aver provato Lsd negli ultimi cinquant’anni, ma non esclude un ultimo «viaggetto»: «Prima di morire, se dovessi soffrire, me ne farei somministrare una dose. Come fece lo scrittore Aldous Huxley, malato di cancro».

Riccardo Romani

postato da: ilFred alle ore 01:10 | Permalink | commenti
categoria:droga, lsd , hofmann